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sabato 22 giugno 2013

Pasticceria Besuschio: dolce professionalità e ospitalità

L'interno della pasticceria
Abbiategrasso, piccolo centro antico alle porte della grande Milano. Andandoci un venerdì pomeriggio d'estate, la prima cosa che colpisce è la quantità di persone che girano in bicicletta. Grandi, piccoli, uomini, donne. Uno sciame di ciclisti da far invidia alla Cina che fu. La seconda è che tutti - ma proprio tutti - qui conoscono la Pasticceria Besuschio. Per cui, trovarla anche senza navigatore, Google Maps, Waze e via dicendo, non è affatto un problema. Basta chiedere, e vi sarà risposto. Per la cronaca, l'insegna sta in centro, nella piccola Piazza Marconi che ospita anche il municipio. Sotto ai portici, antichi pure loro e sorretti da colonne cui viene voglia di appoggiarsi per trarne la forza del tempo. E con le travi in legno a vista. Bellissime, possenti e scurite dal tempo, fanno da corona alle vetrine del negozio, a quelle dell'enoteca a fianco della pasticceria e arredata con i solidi mobili di una vecchia drogheria di famiglia, alla gelateria dove al cono e/o coppetta si affiancano il biscotto farcito, lo stecco ecc. Tutto fatto in casa, ovviamente. Proprio dietro le vetrine. E tutto firmato Besuschio. Nome che qui da quasi 170 anni fa rima con dolcezza. Grazie ad Ambrogio che ha dato il via all'attività nel prima metà del Diciannovesimo secolo. E ad Andrea, attuale portabandiera. La cui bravura è direttamente proporzionale alla riservatezza. Basti pensare che lo conoscono tutti nell'ambiente della pasticceria - e anche della gastronomia, visto che diversi chef di spicco si servono da lui, hanno imparato da lui e/o mandano i propri pasticceri a scuola da lui - senza che per questo si atteggi a 'star' delle praline, presenzialista dei dessert, icona  dei lievitati. Però, chi è del giro sa che quando arriva Natale i suoi panettoni - giusto per restare in tema di lievitati - sono contesi come pietre preziose. E, proprio come tali, circolano in quantità limitata. Perché tutti - dal primo all'ultimo - escono dal grande forno nel laboratorio annesso al negozio. Il quale ha 70 anni di vita: enorme, con due camere sovrapposte, in mattoni dentro e piastrellato fuori, è sempre acceso, giorno e notte, estate e inverno. Anche quando non accoglie nessun impasto per trasformarlo nei  classici come panettone e veneziana, o in creazioni 'firmate' Besuschio quali Fior di Giaduia, Pancannella, Crakelé ecc. che si possono trovare nel corso dell'anno. Un forno che è come un fuoco sacro curato da solerti vestali, verrebbe da dire, vedendolo troneggiare nel centro del laboratorio. "Non lo spegniamo mai per evitare che si possano creare dilatazioni e crepe", spiega più prosaicamente Andrea Besuschio. Il quale ha imparato il mestiere da suo padre Attilio, che l'ha tenuto a bottega diversi anni per poi passargli le consegne nel 1991. "Sotto Natale, mio padre ci cuoceva fino a 250 panettoni al giorno, in questo forno", ricorda Andrea mentre accarezza quella grande creatura che dispensa calore e vita. "Noi oggi cominciamo la lavorazione ai primi di novembre, e marciamo a suon di 100 panettoni ogni giorno".

Andrea Besuschio
L'insegna e i portici
Pasticceria Besuschio è sì tradizione, però è anche innovazione, ricerca, design applicato alla dolcezza. Basta dare un'occhiata alla teca che custodisce - alla giusta temperatura - le versioni monodose da asporto: belle, colorate, artistiche, innovative, oltre che buone; o ai tranci di torta che possono - e che vengono - consumati in alternativa al panino del mezzogiorno, seduti a uno dei tavolini della pasticceria, dentro d'inverno e sotto ai portici d'estate. E ovviamente alle torte più tradizionali, alla zona della piccola pasticceria, cui si aggiungono le confezioni di biscotti, gelatine, dragée, confetture ecc. ecc. Insomma, dire che qui ce n'è per tutti i gusti e tutte le ricorrenze potrebbe suonare banale. Però è pura verità.
Le monodosi
L'antico, grande forno
A tutto questo ben di dio, da ammirare, degustare, comperare, regalare, da qualche mese si è aggiunto un piccolo e accogliente Bed&Breakfast: due camere con le travi a vista, ricavate nello stesso antico edificio che ospita la pasticceria, la sua famiglia, i laboratori. Anzi, proprio sopra. Due rifugi confortevoli, di design senza essere asettici, curati nei dettagli senza sembrare finti, dai colori caldi senza essere stucchevoli. Vedendole, è facile immaginare quanto possa essere rinfrancante il riposo, in quelle stanze. E quanto sia azzeccato il nome che Andrea e sua moglie hanno scelto per questa new entry: Sweet Dream. Perché non possono che essere dolci i sogni di chi prende sonno qua, con la mente già addolcita dal pensiero della ricca e golosa colazione del mattino successivo. Imbandita con le  dolcezze di casa Besuschio, ovviamente.
Fiorenza Auriemma


mercoledì 12 giugno 2013

Al Michelangelo Restaurant di Milano Linate, l'alta cucina spicca il volo

Tavolo con vista sulle piste
È il sogno di molti bambini, e probabilmente anche di altrettanti adulti: mangiare guardando gli aerei che decollano e atterrano. Ebbene, a Milano basta andare al Michelangelo Restaurant, all'aeroporto Forlanini di Linate, e il sogno si avvera. Tanto più che anche la carta merita una visita. Perché da qualche settimana qui si è insediato un piccolo ma preparato team di cucina e sala che - sotto la supervisione dell'Executive Chef Michelangelo Citino - offre a pranzo e a cena piatti degni di essere degustati. Il tutto, appunto, in un ambiente gradevole, arredato con cura e in modo personale ed elegante, senza però gli eccessi né il gelo che a volte caratterizza il design dei ristoranti moderni. I tavoli inoltre sono sufficientemente distanziati l'uno dal''altro per permettere di conversare senza disturbare o essere disturbati. E una parete ospita una mostra di quadri che cambia periodicamente. Insomma, avete presente l'atmosfera pesante, rumorosa e spesso stancante di molti locali che corredano aeroporti e/o stazioni? Ecco, esattamente l'opposto.
Spaghetti al limone, scampi e taccole
Ovviamente, il Michelangelo Restaurant - che si trova sopra l'area partenze ed è raggiungibile sia via scala sia via ascensore - è stato pensato in primo luogo per i viaggiatori: per chi arriva in aeroporto con largo anticipo rispetto al decollo, per chi si trova a dover far fronte a un ritardo del proprio volo, e per chi semplicemente vuole partire con lo stomaco piacevolmente. Ecco perché anche gli orari del servizio sono adeguatamente strutturati per andare incontro alle esigenze dei 'volanti': i quali qui possono pranzare dal lunedì al sabato dalle 11.45 alle 13, e/o cenare dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 21.30. Per ora, il ristorante è chiuso il sabato sera e l'intera domenica, e la cena si conclude appunto a un orario piuttosto precoce. Ma non sarà così per molto. Perché l'intento dei gestori - MyChef Emotion - è farne un luogo frequentato anche dai milanesi 'stanziali', i quali possono facilmente raggiungere questo gioiellino gastronomico appartato sia usando i mezzi pubblici sia con la propria vettura. Nel secondo caso, il parcheggio è a spese del locale, per una sosta complessiva di 4 ore.
Carré di agnello con patate e cipolla 
Spugna al pistacchio con fragole
Veniamo ora alla carta: la cucina ha come regista un giovane chef, Andrea Iudica, che a 28 anni ha già alle spalle esperienze di spessore, compresa quella al The Park, il ristorante del Park Hyatt di Milano. Ed è proprio lì che Iudica ha lavorato con Michelangelo Citino, il secondo di Filippo Gozzoli quando lo chef era appunto responsabile del The Park. Con la supervisione di Citino, il Michelangelo Restaurant offre piatti curati - sia nella presentazione, sia nella sostanza - a prezzi equi e con un'attenzione ad alcuni must della tradizione, visto che la clientela è in parte internazionale. Qualche esempio (tenendo presente che la carta cambia stagionalmente): tra gli antipasti, da provare l'Uovo croccante cotto a bassa temperatura, con asparagi bianchi, uova di trota e rafano, oppure il Crudo e Crudo, ovvero prosciutto crudo accompagnato da verdure crude; tra i primi, notevoli i Ravioli agli asparagi, cacio, pepe e liquirizia, così come gli Spaghetti al limone, scampi e taccole; come secondo, meritano una segnalazione il Carré si agnello con patate novelle, cipolla e menta, e l'ottimo Salmerino in saor con cipolla rossa di Tropea; per finire, chi si vuole tenersi leggero può gustare senza sensi di colpa la Spugna al pistacchio con gaspacho di fragole e basilico, mentre i più golosi non si lascino scappare il Cannellone al cioccolato bianco, amarene e pepe nero. Il costo dei piatti è mediamente tra 10/18 euro per gli antipasti, 9/18 per i primi, 15/28 per i secondi e 7/8 euro per i dolci. Chi lo desidera, può scegliere tra due menu degustazione - rispettivamente a 39 e 59 euro - mentre chi non ha molto tempo, a pranzo può ordinare il piatto unico (a 16 euro, cambia ogni settimana) oppure il Nostro Hamburgher, ovvero 180 g di manzo, uovo, speck e iceberg, con contorno di misticanza, per 19 euro. Gustando il tutto seduto a uno dei tavoloni conviviali all'ingresso del locale. Pensati apposta per chi - pur avendo fretta - non si accontenta appunto del 'solito panino'.



Fiorenza Auriemma

martedì 14 maggio 2013

Il menu con 'più Testa' - e più Cuore - del Gambrinus

In periodi complessi come quello attuale, si può scegliere di restare fermi aspettando che passi, oppure di proseguire come se niente fosse. C'è però anche un'altra possibilità: andare avanti cambiando marcia e guardandosi attorno per cogliere quei messaggi, spunti, 'sottotitoli' che possano permettere di muoversi in sintonia con il momento. Per dare così a una crisi la possibilità di trasformarsi in ciò che intrinsecamente è, ovvero una possibilità.
Fiori di zucca ripieni di verdure
È quello che ha scelto di fare Pierchristian Zanotto, giovane chef dello storico ristorante Parco Gambrinus, a San Polo di Piave, nella campagna trevigiana. A partire da domani, 15 maggio, i clienti del ristorante che la famiglia Zanotto gestisce dal Diciottesimo secolo avranno infatti la possibilità di scegliere i piatti della tradizione - il più famoso è il Risotto con i gamberi rossi d'acqua dolce, allevati nelle acque del fiume Lia che attraversa il bellissimo parco nel quale si trova il locale - oppure assaggiare le nuove proposte incluse nel 'Menu con + Testa', ideato e realizzato da Pierchristian. Con più testa, perché questi nuovi piatti vogliono essere l'espressione gastronomica di una virata etica e responsabile per andare incontro alle esigenze di chi ha problemi di intolleranza e/o allergie, oppure a coloro che professano un 'credo' diverso - come i vegetariani e i vegani, o chi appartiene ad altre religioni. Ecco quindi il perché di poca o quasi niente carne in tavola, di pane e grissini senza glutine, di dolci senza burro e uova, di acqua di pozzo artesiano, di vini biologici.
E sempre per una questione di rispetto, il nuovo menu è articolato in due possibilità: 'Profondo Verde',   del tutto privo di prodotti di derivazione animale - tra i piatti: Foie gras etico con cuore di avocado, Fiori di zucca ripieni di verdure e salsa al porro, Risotto semintegrale alle fragole e spuma di mandole, Cubotti di quinoa arrostiti e farciti con rapa rossa -  e 'Misto Sostenibile', con qualche portata di pesce - come la Porchetta di storione (da esemplari allevati nelle acque del Lia), Sgombro azzurro in oliocottura - e di carne (Bocconcini di bufala locale con polenta di mais biancoperla).
Cubotti di quinoa con rapa rossa
Risotto semintegrale alle fragole
In entrambe le versioni, questo menu all'insegna dell'etica tiene comunque in considerazione anche ciò che sta a monte di un piatto: non tanto e non solo l'ormai gettonatissimo 'km 0', quanto le tecniche, le lavorazioni, le cotture: in altre parole, tutto ciò che non si vede sulla tavola ma senza il quale nessuna portata potrebbe esistere. Le cotture ad esempio sono le più veloci possibili - per rispettare la materia prima - e a basso impatto energetico - per rispettare l'ambiente -;  alcuni dei classici 'scarti' vengono recuperati e riproposti - è il caso dei baccelli, fritti e serviti come aperitivo invece che finire nel bidone dell'umido -; l'acqua è usata ma non abusata, per rendere onore a un bene fondamentale che diamo per scontato ma che così non è.
In altre parole, il Menu con + Testa del Gambrinus - presentato ufficialmente durante una cena green sabato 11 maggio, e che prevede anche corsi di cucina sostenibile - vuole essere una nuova
Il fiume Lia nel Parco Gambrinus
possibilità per chi lo sceglie di vedersi 'visto' e rispettato se è celiaco, intollerante al lattosio, vegano ecc.; oppure di provare nuove varianti di gusto senza penalizzare palato e vista. E per chi lo prepara - a cominciare da Pierchristian, la sua brigata e la sua famiglia - è un'occasione per crescere, evolvere, imparare, cambiare. Perché, come si legge in coda al Menu stesso: 'La rigidità porta alla malattia, la malleabilità alla salute'.
Fiorenza Auriemma

venerdì 10 maggio 2013

A La Bilaia, aria e cucina profumano di mondo

Paolo Passano
la veranda con vista sul gorlfo di Portofino
La cucina italiana è senz'altro tra le migliori al mondo. Quando poi si arricchisce di sane 'contaminazioni', non può che guadagnarci. Soprattutto se - accanto ai sapori - sa raccontare storie di persone che viaggiano, imparano, tornano e condividono le loro esperienze, culinarie e personali. È il caso della famiglia Passano: Angela e Luigi, i quali in Ecuador a Guayaquil gestiscono due importanti locali - La Riviera e Da Luigi - dove la cucina italiana si fa onore, senza per questo dimenticare prodotti e usanze del Paese che da anni li ospita. Sulle orme dei genitori, Paolo Passano ha scelto di frequentare l'Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e dopo la laurea di riprendere in mano le sorti di un particolare appezzamento di terra dei nonni materni, a pochi chilometri da Lavagna. Ed è così che - grazie alla buona volontà, la capacità imprenditoriale, la tenacia e il coraggio di investire in un momento dove tutto sembra stagnare - poche settimane fa ha aperto i battenti La Bilaia - letteralmente, "La bella aria", azienda agricola con ristorante, camere, animali da cortile, orto, ulivi, piante da frutta.
Muscoli in stile tropicale
Risotto due mondi
Chi vi arriva ha subito l'impressione di essersi lasciato alle spalle ciò che è consueto. E non per via di un'architettura mirabolante né per le dimensioni; bensì per la capacità istintiva della famiglia Passano di traghettare l'antico nel nuovo, il grande mondo nel minuscolo borgo, l'esperienza nella quotidianità. E di farlo a piccoli passi, seguendo i propri ritmi e anche quelli della natura. Ecco perché per ora il ristorante dal mercoledì al venerdì è aperto solo la sera, mentre nel week end ospita volentieri anche a pranzo. Un massimo di 15/20 persone, al momento, anche se potrebbero essere molte di più, e lo saranno in futuro. Perché Paolo vuole crescere passo dopo passo, rispettando i suoi tempi. E dedicare ore ed energie alla cura dell'orto dove crescono tra gli altri il cavolo brocco lavagnino e le le minuscole melanzane del Tigullio; ai polli e ai conigli allevati in azienda; agli ulivi che producono un olio che ha già meritato la Dop; allo sciroppo di rose, con il quale addolcisce e decora i dolci. Insomma, chi va piano va sano e va lontano, sembra proprio essere il motto di questo giovane ragazzo. Il quale in cucina non dimentica l'esperienza trasmessa dai genitori, e quindi riesce a portare in tavola piatti che in Italia raramente capita di assaggiare: a cominciare dalle gustosissime rondelle di platano fritte arricchite con stracchino, alla Torretta tropicale con patate, pomodoro, tonno; dai Ravioli ripieni di borragine al Risotto due mondi, con gamberi e pesto, chiaro omaggio ai suoi due mondi: l'Italia e l'Ecuador.

Panna cotta con sciroppo di rose
la Torretta
La cucina de La Bilaia è concreta, colorata, gustosa e generosa. In armonia con i padroni di casa e con il panorama mari-monti che si può ammirare dalla veranda del ristorante. Facile da raggiungere - in collina, dista meno di un chilometro dall'uscita dell'autostrada di Lavagna - questa azienda agricola può essere quindi un indirizzo da segnare in agenda per una sosta 'diversa', o per passare un paio di giorni 'fuori dal mondo' senza per questo isolarsi. Le camere a disposizione sono due, entrambe con cucina, cui si aggiunge un piccolo appartamento. Il tutto, in mezzo al verde, agli ulivi, alle erbe aromatiche, agli animali. E ai profumi che escono dalla cucina di Paolo, perfetto sottofondo per le storie di vita vera che Anna e Luigi sanno raccontare e condividere.
Fiorenza Auriemma

lunedì 6 maggio 2013

In Triennale, il TDesignCafé Restaurant vale la visita

La mise en place
Trovare un luogo dove pranzare a Milano è l'ultimo dei problemi. Trovarlo però che sia in un contesto gradevole, facilmente raggiungibile, tranquillo, con una piacevole vista e - last but not least - con una proposta gastronomica interessante, un servizio accurato e prezzi abbo
rdabili, è già più complesso.
Ecco perché vale la pena di segnalare il Triennale DesignCafé & Restaurant. Il locale non è certo una novità - i più attenti se lo ricorderanno dai tempi della "firma" Carlo Cracco -  però è un luogo che meriterebbe maggiore attenzione e comunicazione, e per svariati motivi. Partiamo da quello che forse per molti è giustamente lo snodo centrale: il cibo. Nella bella cucina a vista del TDesignCafé & Restaurant lavora da qualche tempo una brigata di quattro giovani chef, coordinata da Daniele Scanziani e con la supervisione dell'executive Michelangelo Citino, ex secondo di Filippo Gozzoli in quello che era The Park - ora Vun e con la regia di Andrea Aprea-  dell'Hotel Park Hyatt, vale a dire nel cuore della città e con una clientela che definire 'internazionale' è riduttivo.
E già questo è un biglietto da visita interessante. Poi ci pensa il menu a stuzzicare occhi e palato: tra gli antipasti, incuriosiscono la Composta di sardine con punte di asparagi verdi e salsa al lampone, e la Crudité di gambero rosso, panna acida e granita al mojito; tra i primi, difficile scegliere tra un  piatto di Tagliolini alla Vecchia Milano, un Risotto
Risotto all'ortica e mela verde
mantecato alle ortiche e mela verde caramellata, o un Ravioli di polpo con pomodoro, brodetto di crescione e lemongrass. Per i secondi, lo sguardo è attirato dalla Tarte Tatin all'erba matta, lardo e fonduta di Parmigiano, per poi scivolare sul Salmerino alla soia con ragù di funghi shitake, asparagi bianchi e rafano, e sul Manzo all'olio con agretti, uova di trota d'oro e zenzero candito. Per poi approdare ai dolci, dove spiccano una particolare versione del Cheesecake con coulis al pomodoro e gelato al basilico, e la Mousse di pastiera, essenza di bergamotto e colatura di capperi.
Fin qui, parla la carta. Le cui 'promesse' di offrire concerti di sapori particolari e intriganti vengono poi rispettate nei piatti, e anche nel modo - attento senza essere invadente - con cui vengono serviti. Se a questo si aggiunge l'aria che si respira in quel luogo - sede di cultura, movimento, libri, arte, stimoli, mostre ecc. - e la vista sul Parco Sempione, il quadro è completo.
Cheesecake, pomodoro e gelato al basilico
Manzo, agretti, uova di trota
Manca un accenno ai prezzi: si va dai 10 ai 17 euro, mentre il piatto unico ne costa 15, il Menu Lunch (antipasto, primo e dessert, scelti a piacere dalla carta) 25, e il Menu Emotion (antipasto, primo, secondo e dolce scelti questa volta dalla 'casa') 34. Il tutto - e questo è davvero interessante - fa capo a MyChef Emotion (gruppo Elior) il cui nome evoca di solito punti di ristoro in autostrade, aeroporti, centri commerciali, E che qui invece - all'interno della Triennale di Milano - gioca e bene la carta del cibo che nutre anche l'anima e la vista, oltre allo stomaco.
Il TDesignCafé & Restaurant è aperto a pranzo, dal martedì alla domenica, giorno in cui la tavola viene imbandita per il brunch. E - come il nome suggerisce - ci si può sedere anche solo per un caffè o un tè.
Un'ultima annotazione di servizio: i servizi, appunto. Situati al piano terra della Triennale, per chi non li avesse frequentati da diverso tempo come chi scrive riservano un'ulteriore, gradevole sorpresa: sono stati infatti rinnovati e in modo più che degno del luogo in cui si trovano.
Fiorenza Auriemma

La cucina a vista

mercoledì 24 aprile 2013

Bistrot Milano Centrale: una sosta dal gusto nostrano

Una stazione ferroviaria è per sua natura un luogo-non-luogo. E quella Centrale di Milano non fa certo eccezione, nonostante il recente recupero che l'ha resa un centro commerciale a tutti gli effetti. Da qualche settimana, però, nel grande atrio che fronteggia i binari ha aperto i battenti Bistrot Milano Centrale: un mix tra luogo di ristoro, di vendita e d'accoglienza che si ispira ai mercati coperti di alcune città tra cui Londra e Barcellona. I passeggeri in transito - ma non solo - qui possono scegliere, sedersi e mangiare un trancio di pizza, un primo, un risotto al salto, un cartoccio di patatine tagliate e fritte al momento, una manciata di "mondeghili" (le polpette milanesi), alici e/o verdure fritte, un piatto di salumi, una macedonia, accompagnando il tutto con un calice di vino o anche solo un bicchiere di "acqua del sindaco" offerto da un rubinetto che attinge direttamente all'acquedotto cittadino. Oppure  possono bere al bancone un caffè, un té, una tisana, un frullato, un centrifugato o una birra.  Il tutto, a prezzi contenuti (per il caffè ad esempio bastano 80 centesimi, per un trancio di piazza margherita 4 euro). E anche acquistare alcuni dei prodotti - cioccolato, pasta, biscotti ecc. - esposti negli scaffali, così come quelli offerti nel bancone della gastronomia.
Insomma, niente e tanto di nuovo al tempo stesso. Perché questa operazione - che porta l'autorevole  firma di Autogrill e può ospitare 150 persone sedute e già ha un giro quotidiano di 1400/1500 persone - è stata pensata, studiata e realizzata con la collaborazione dell'Università degli Studi delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Questo allo scopo di rendere quella che una volta era la triste sala d'aspetto di terza classe un "luogo sostenibile", nonché una moderna, spaziosa e al tempo stesso antica "casa da viaggio". Come? Optando per  materie prime di piccoli produttori e del territorio, come ad esempio Marco D'Oggiono (Lecco) per i salumi, Il Bocasso di Ruino (Pavia) per i formaggi, C'era una Torta di Seregno (MB) per i dolci ecc.. E poi offrendo pane e pizze a base di impasti preparati sul posto con lievito madre, oltre a pasta fresca all'uovo anch'essa realizzata direttamente nel laboratorio del Bistrot e cucinata espresso.
Insomma, dopo una rapida occhiata e un veloce assaggio, viene subito da pensare che questo Bistrot - oltre a rendere meno noiose le attese dei viaggiatori - possa diventare presto anche un luogo di aggregazione per chi passa dalle parti della Stazione Centrale e/o per chi lavora lì vicino. Anche perché l'orario è tra i più "comodi" che si possano immaginare: dalle 5.30 del mattino alle 22 di sera.
Ancora qualche parola sugli arredi, realizzati con materiale riciclato (bancali dismessi, parquet di abitazioni smantellate, poltrone dei primi Novecento rivestite con vecchi sacchi di juta, pannelli di scaglie di legno di scarti di lavorazione ecc.), e sulla tecnologia, che al giorno d'oggi non può mancare: i clienti hanno a disposizione dieci iPad wifi, prese di corrente per ricaricare cellulari e portatili e due tabelloni per restare informati in tempo reale su arrivi e partenze dei treni.
Infine, una chicca che avrebbe reso sicuramente felice Eduardo De Filippo: nella Caffetteria è presente in bella vista anche la cuccumella, ovvero l'antenata della moka. Per chi volesse gustare un caffè alla napoletana guardando il via via di chi parte e di chi arriva da e nella grande Milano.
Fiorenza Auriemma

mercoledì 10 aprile 2013

Design ecostenibile al servizio del food? Si può

TyPuglia: orci in terracotta, in scatole di cartone che si trasformano in lumi
Alcide, per conservare frutta e verdura in modo naturale
Non tutto il design viene per stupire e poi andarsene. A volte, viene per dare spazio a ciò che di spazio ne trova sempre meno. Ovvero, l'uso consapevole delle risorse. Lo testimonia in via San Vittore 49 a Milano Do Ut Design-God Save the Craft. Organizzato da La Cordata in collaborazione con Make People Do Lab, fino a domenica 14 aprile per il Fuori Salone ospita - oltre a una serie di eventi uno più bello dell'altro -  progetti e prodotti di design di autoproduzione improntati al concetto di sostenibilità, risparmio energetico, biodiversità ecc. Come ad esempio - nel settore del food - La Fissa, torchietto manuale per fare la pasta in casa dall'aria antica e che invece permette - attraverso il sito e la stampa in 3d - di personalizzare le trafile scegliendo forme, sezione, spessore e texture tra 4000 tipi di formati diversi. E poi Alcide, ingegnoso sistema per la conservazione domestica di frutta e verdura sfruttando acqua, sapienza antica e creatività di due giovanissime designer, Giada Lagorio e Jasmine Pillon. E ancora, TyPyglia, ovvero giovani pugliesi che producono tra l'altro orci per l'olio in terracotta realizzati e colorati a mano e racchiusi in una confezione in cartone alveolare che poi si ricicla come lume da tavolo.
Questi sono solo alcuni esempi di quanto si può vedere, testare, ammirare in questo Paese delle Meraviglie di passaggio a Milano. Per poi finire la visita con un brunch e/o un aperitivo curato dai ragazzi di Cartaelatte - events and food design, anche loro in trasferta dalla Puglia dove propongono eventi, worshop, istallazioni ecc. da consumare (leggi mangiare). Ovviamente, con lo stesso spirito di Do Ut Design: grande attenzione per e a qualità delle materie prime, sviluppo di idee sostenibili, riqualificazione del territorio, promozione del lavoro artigianale.
Ancora una parola sul luogo che accoglie Do Ut Design: Residence San Vittore 49 fa capo a La Cordata ed è uno spazio multifunzionale per chi è a Milano per d’affari e/o studio. Quindi, ci sono stanze, auditorium per congressi, sale convegno e locali in affitto per associazioni e gruppi culturali. Oltre a un mercato agricolo ogni giovedì, e uno delizioso e rigoglioso giardino ogni giorno.
Fiorenza Auriemma



La Fissa, per fare in casa la pasta scegliendo tra 4000 forme